De La Tour: il peccato del tennista – Recensione

DE LA TOUR

il peccato del tennista

Mauro Acquaroni

de la tour

Ecco a voi l’ultima fatica di Mauro Acquaroni, autore di Casalmaggiore, notaio di professione e scrittore per passione. Da questa piccola e nebbiosa località in riva al Po, ci conduce in quella che per lui è la Città per eccellenza: Parigi. Come nel suo precedente lavoro “Piccioni”, l’autore si serve di uno dei luoghi più romantici al mondo per far da sfondo a questa nuova storia, intrisa di vendetta, pazzia e violenza. Il demone dell’arte che si risveglia, un peccato mai confessato, una racchetta da tennis rimasta sul sedile posteriore di un auto e un pittore da molti dimenticato. Questo e molto altro in “De la Tour”. Via!


I PREGI

  • Il Tarantino che c’è in te: non vogliamo scomodare il regista di “Pulp Fiction”, ma una principale caratteristica di questo libro è quella di cercare di impressionare il lettore con il sangue, la violenza e scene pulp (appunto), proprio come il  famoso guru del cinema. Un’idea che potrebbe far storcere il naso a molti, ma che conferisce al romanzo un’aura cupa e oscura, proprio come i dipinti di De la Tour. Sebbene l’effetto finale non sia paragonabile alle sceneggiature di Tarantino, la scelta si rivela vincente, poiché il ritmo viene mantenuto sempre alto e assistendo a scene di questo tipo il lettore è sempre invogliato a proseguire, cosa che invece non sempre è garantita in romanzi dove un dramma viene risolto interiormente. Insomma, in poche parole, c’è azione.
  • Il protagonista: Edmond Darrel, vero e unico protagonista delle vicende narrate in queste pagine, è indubbiamente un personaggio riuscito. Subisce infatti un’evoluzione costante nel corso di tutta la storia, passando dall’essere un comune giudice e semplice padre di famiglia, all’essere un uomo corroso e distrutto dal dramma subito e dalla sua sete di vendetta. Un vero e proprio anti-eroe. Bene così.
  • La scorrevolezza: non c’è che dire, la lettura scorre bene. Non solo grazie alle scene di violenza descritte in precedenza, ma anche perché la narrazione è essenziale (tranne in alcuni punti, dei quali parlerò in seguito) e fluida. L’autore ricorre inoltre ad alcuni espedienti nell’impaginazione per far prendere fiato al lettore: un quadro menzionato nel testo, una frase scritta con caratteri più grandi e addirittura un nome scritto a croce. Sebbene questi espedienti possano sembrare atipici (diciamo pure strani) e ad un prima vista possano anche infastidire, non si può negare che facciano il loro dovere.

I DIFETTI

  • Il “cattivo”: primo e, a mio parere, più grande difetto del romanzo: il “cattivo” (che ovviamente ha nome e cognome, ma non voglio fare spoiler). Vi basti sapere che le vicende hanno inizio proprio perché questo “cattivo” commette un crimine che sconvolgerà la vita del protagonista.L’intero libro non avrebbe senso di esistere se non fosse successa questa cosa, pertanto l’antagonista in questione risulta essere un personaggio fondamentale. Come Voldemort in Harry Potter: se il potente mago oscuro non avesse ucciso i genitori del ragazzo, di cosa parlerebbero i sette libri? Peccato che Voldemort avesse un motivo valido per fare quello che ha fatto, mentre questo cattivo no. L’avvenimento drammatico che dà il via la tutto non ha senso di esistere perché l’antagonista in questione avrebbe potuto agire in mille altri modi, sicuramente meno tragici. Come se non bastasse, per tutto il libro assistiamo a questo personaggio che non si fa scrupoli nel compiere atti efferati a destra e a sinistra, ma quando la sua incolumità viene minacciata dal protagonista, si trasforma in un uccellino in gabbia. Come se Lupin si svegliasse un giorno con l’intenzione di restituire tutti i tesori rubati. Purtroppo la scarsa coerenza di questo personaggio crea un’evidente incongruenza all’interno della vicenda. Peccato.
  • Parallelismo: in realtà questo non è un vero e proprio difetto, perché l’idea è buona e stimola il lettore. Dovete sapere, infatti, che il libro ha inizio con due confessioni: una di Edmond Darrel, che narra le proprie sfortune, l’altra di Claude, vecchio allievo del pittore De la Tour. Una si svolge ai giorni nostri, l’altra verso la fine del 1500. Fin qui tutto bene, anzi, benissimo. Il lettore è incuriosito e la prima cosa che si chiede è: “Come si intrecceranno le due storie?”. Come ci si potrebbe aspettare dalle premesse, nel libro si alternano capitoli dove il protagonista è Edmond e altri dove il protagonista è Claude. Il problema è che i capitoli “al presente” sono utili allo svolgimento della storia, quelli “al passato” descrivono solamente la vita da apprendista di Claude e il carattere scorbutico del maestro, risultando quindi un po’ lenti. I due archi narrativi si intrecciano solo sul finale, lasciando l’impressione al lettore che molte parti centrali si sarebbero potute tranquillamente tagliare. Insomma manca quel ritmo incalzante che giustifica un continuo rimbalzare fra un’epoca e l’altra.
  • Il titolo: è vero, De la Tour è fondamentale ai fini della storia, ma è anche vero che se al posto suo ci fosse stato qualsiasi altro artista il tutto si sarebbe svolto nello stesso identico modo. Utilizzare il nome del Maestro come titolo del libro lascia presagire una centralità di questa figura, ma così non è. Il romanzo si presenta quindi in una veste non reale, che non rispecchia la sua vera essenza. Il sottotitolo invece fa il suo dovere.

  • Oggetto clou: la racchetta di Edmond, che sembra fatta di adamantio. (Per i meno avvezzi l’adamantio è un metallo indistruttibile reso famoso dalla saga degli X-men e dal suo personaggio più iconico,Wolverine).
  • Personaggio clou: il magnate indonesiano che ha al suo servizio un’intelligence che nemmeno la CIA  a Langley.
  • Scena clou: il finale presentato come se fosse una partita di tennis.

    Questo è quindi De la Tour: il peccato del tennista. Spero di essere stato esaustivo nella descrizione e invito tutti coloro che non sono d’accordo con me a commentare questo articolo. Ci vediamo alla prossima!

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One thought on “De La Tour: il peccato del tennista – Recensione

  1. Ciao Paolo,
    io non ti rispondo, troppo evidente il conflitto di interessi, ma non posso fare a meno di ringraziarti.
    Farò tesoro delle tue osservazioni nel mio prossimo lavoro.

    Mauro Acquaroni

    Mi piace

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