Urban Fantasy…..genere adolescenziale o ingiustamente sottovalutato?

Senza titolo-1

Ahimè non sto parlando degli intoccabili J.R.R. Tolkien e G.R.R. Martin. Ma di Stephenie Meyer, precursori e successori.
Quando si tratta dell’innominabile saga (tanto per citare il più celebre della categoria) tutti storcono il naso o hanno veri e propri conati ripensando al volto inespressivo di Kristen Stewart (poi rivalutata in altri film più impegnati) o al cadaverico e smielenso Robert Pattinson.
Ma io mi confesso: “Ciao a tutti, mi chiamo Arianna e…Twilight mi è piaciuto”.
Andavo in quarta ginnasio, tra un Omero in lingua originale e un dantesco cantico infernale, una mia compagna di classe mi prestò il suddetto Twilight. I miei quel giorno mi trascinarono alla festa AVIS, in cui regalavano castagne e palloncini rosa. Ma io restai in auto, a leggere, totalmente rapita e affascinata.

2067_twilight_1215815102
Perché? Perché era la storia d’amore più travolgente (e irreale) in cui mi fossi mai imbattuta.
Il cattivo per eccellenza, un demonio, bis-bis-nipote del temibile Dracula, e la ragazzina più insignificante e atipica della storia, si erano incontrati nella sconosciuta, piovosa e provinciale cittadina di Forks. E si erano follemente innamorati.
Terribilmente delusa dal finale della saga (belli, ricchi, invincibili, con prole e felici per sempre), mi allontanai dal genere, reputando l’episodio come una “sbandata adolescenziale”.
Ultimamente mi sono ricreduta.
L’Urban Fantasy deriva ovviamente dal Fantasy (ma dai?) ma si differenzia in quando predomina un’ambientazione in tempi moderni (niente mondi fantastici, Terre di Mezzo, Oltre La Barriera) e lo stesso elemento fantastico è strettamente legato agli ambienti urbani e alle tematiche della quotidianità.
Perché piace?
Ho una mia personalissima teoria a riguardo. Nell’Urban Fantasy il bene e il male, i mostri e gli umani, si confondono. E convivono con la tipica degenerazione della nostra contemporaneità. Avere superpoteri, nutrirti di sangue o essere morto e risorto non ti esime dal cercarti un lavoro o frequentare il liceo, prendere la metro e mantenere una congrua distanza da polizia e relative condanne penali. Questo ci affascina. L’integrazione sociale è una battaglia quotidiana per umani e non.
Come affascina il fatto che il super cattivo dei film horror si innamori e abbia così la sua redenzione. Insomma, stiamo per diventare la cena di qualcuno, che all’improvviso ci salva la vita perché si è preso una cotta per noi. Wow! E qua potrei argomentare un po’ con l’anti-femministico (ma stereotipico) spirito da crocerossina o la non-rara sindrome di Stoccolma (“il soggetto affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore, che si può spingere fino all’amore, facendo sì che si crei una sorta di alleanza e solidarietà tra la vittima e l’aggressore” cit. Wikipedia). Ma andiamo avanti.
Non tutto l’Urban Fantasy tratta di vampiri che si innamorano di liceali.
Anzi, non tutto l’Urban Fantasy parla di vampiri! Non tutto l’Urban Fantasy parla di storie d’amore!!!
Visto che non sono proprio una adepta al genere, vi citerò solo alcuni dei libri che ho più gradito. Il filo conduttore è sempre lo stesso: il bene e il male nella nostra vita. Ovviamente il tutto condito con una grande varietà di ingredienti magico/sovrannaturali.

Vampiri:

Intervista col Vampiro di Anna Rice

intervista-col-vampiro
Un classico. Pubblicato nel 1976 (sicuramente quindi predecessore della Meyer), ha come protagonista Louis, che narra la sua triste vicenda ad un malcapitato giornalista in cerca di scoop. Louis aveva tutto, era un ricco latifondista nel 1791, ma a seguito di un lutto cade in depressione e tenta il suicidio. In queste circostanze fa la conoscenza di Lestat che invece gli offre lo sgraditissimo dono dell’immortalità.
Tra il dolore, l’insostenibile senso di colpa, la certezza di un’anima eternamente dannata, Louis tenta in ogni modo di rinnegare la sua nuova identità e quindi di convivere con la certezza di essere un mostro, facendo contrariamente il possibile per fare del bene: ad esempio salvando Claudia, una dolcissima bambina trasformata da Lestat come possibile “bambola da compagnia”.
Coinvolgente è dunque soprattutto il dramma interiore del protagonista (che il film col bellissimo Brad Pitt e il giovanissimo Tom Cruise non rende assolutamente), la sua drammatica e insostenibile pena. Il vampiro non è più un temibile demonio senz’anima e cuore dedito a succhiare la vita a bellissime fanciulle, ma un uomo, esacerbato da un’eterna dannazione, che convive quotidianamente con la sua natura intrinsecamente malvagia. Senza possibilità di alcuna espiazione.

Preda di Christopher Pike

download
Lei è il vampiro. Lui l’umano. Lei è spietata, dedita alla sopravvivenza, con un ex (anche lui vampiro) che vi farà ricredere di tutte le vostre delusioni amorose.
Alisa ha più di 5000 anni, forse l’ultima vampira sulla faccia della terra, è immortale, bella e intelligente, è un’assassina implacabile, ma si innamora di un semplicissimo ragazzo (figlio di una delle sue vittime) incontrato tra i banchi di scuola.
La trilogia narra la sua estenuante ricerca di ricostruirsi una vita degna di essere chiamata tale. Lei, strappata giovanissima al figlio e all’amatissimo marito, ora vuole fuggire al suo destino, alla sua vera natura, trovare un senso alla sua infinita esistenza. L’amore riuscirà a garantirglielo?

Il Diario del Vampiro di Lisa Jane Smith

diario del vampiro
Saga direi prettamente adolescenziale, da cui è tratta una celeberrima serie televisiva (The Vampire Diaries, che forse merita più dei racconti) e molteplici “copiature” letterarie.
Elena è brillante e bellissima, ma soprattutto arrogante, egocentrica e spudoratamente narcisista. Non si capacita del perché il nuovo arrivato nel suo liceo, Stefan Salvatore, non la calcoli di striscio. Il suo rifiuto per lei diventa una vera e propria ossessione (oltre che un tentativo patologico di elevazione della propria autostima): deve assolutamente conquistarlo. Ma Stefan nasconde un oscuro segreto… (indovinate quale).
I libri sono…infiniti. Ammetto di non essere riuscita a completare la saga (ormai ero molto più “grande” della protagonista).
Per motivarne il successo dirò solo che vi è uno dei triangoli d’amore e odio meglio riusciti: tra Elena e i due fratelli, il perfetto Stefan (che come dilemma esistenziale ci ricorda molto il Louis sopracitato) e Damon (il “Lestat” della situazione), perfido e senza pietà. Il lato oscuro di Damon conquista Elena come ogni ragazza al mondo prima o poi viene conquistata dal più stronzo in circolazione. E a rimetterci sarà il bravo ragazzo di turno, appunto Stefan.
A parte questo aspetto (più commerciale oserei dire), in realtà vi è una crescita psicologica in tutti i personaggi. Elena supera la sua fase da biondissima cheerleader, acquista più “umanità”, comincia una crescita interiore che la porta a comprendere talvolta la necessità di sacrificarsi (nel vero senso del termine) per le persone a cui vogliamo bene, proprio perché vogliamo, appunto, il loro bene, anche prima del nostro. Lo stronzo della situazione mostra che nemmeno il male impersonificato è indenne dalle ferite d’amore. A suo modo, infatti, apprenderà che amare vuol dire non solo possedere ad ogni costo, ma anche lasciar vivere felici l’oggetto del proprio amore. Anche solo lasciar vivere, diciamo. E Stefan…bé, lui farà i conti con il suo oscuro passato. Perché nessuno di noi è totalmente un eroe o un santo e pure lui sarà costretto ad arrendersi all’evidenza.

Fate:

Wicked Lovely di Melissa Marr

wicked-lovely-uk-cover-melissa-marr-593248_298_480
Bellissimo romanzo, molto originale (anche se non molto elevato dal punto di vista della scrittura).
Aislinn vede e sente le fate. Ma loro, creature maligne e infide, non lo devono assolutamente scoprire.
Vari elementi mi hanno intrigato, Aislinn è un personaggio ben costruito: orfana, vive con la nonna, convive con quello che pare più un maleficio che un potere ed è segretamente innamorata di Seth, un ragazzo tatuato, appassionato di musica e filosofia che vive in un vagone di un treno da lui ristrutturato.
Vorrebbe essere un’adolescente normale, ma entra senza volere nella rete del perfido Keenan, il Re dell’Estate. Nessuno è totalmente buono o cattivo. Keenan deve ad ogni costo trovare la propria Regina dell’Estate per avere un potere assoluto, in grado di sconfiggere una madre crudele e opprimente (e quale ragazzo umano non vive la stessa sfida?). Per farlo, dopo aver fatto infatuare di sé un’innocente ragazza, la deve costringere ad un giuramento d’amore. Se il giuramento fallisce (ovvero non è realmente lei l’anima gemella del Re) la ragazza verrà avvolta in un dolorosissimo gelo, fino all’avvento della prossima malcapitata. È la condanna di Donia, a cui il suo Re ha tolto la giovinezza, la bellezza, l’innocenza, che convive da anni col cuore spezzato, ridotta in schiavitù e costretta a patire un freddo temibile, dentro e fuori da sé.
Sarà la stesa sorte che toccherà ad Aislinn?

Streghe:

La sedicesima luna (Beautiful Creatures) di Kami Garcia e Margaret Stohl

Beautiful-Creatures-Book-Cover
Ho letto questo libro in francese (non chiedetemi il perché) e ho anche visto l’omonimo film, sempre in francese. Prima vidi il film, poi scelsi di leggere il libro, in realtà.
Si tratta di una trilogia, come purtroppo troppo spesso accade al genere fantasy (ma perché? me lo spiegate? perché???). E come in quasi ogni saga merita molto il primo, meno i sequel.
Ethan Wate è un ragazzo normale di una cittadina bigotta e isolata dal resto del mondo, che sogna New York e ama leggere libri proibiti dalla censura ecclesiastica locale. Si invaghisce di una nuova compagna di scuola, Lena Duchannes. Lena è un po’ dark, un po’ alternativa, introversa e riservata, un po’ troppo intelligente per la media della piccola cittadina di Gatlin. Inoltre è una strega.
Non so cosa mi è piaciuto di questa serie. Forse il vano tentativo del povero Ethan di costruire una relazione normale con l’eccentrica e oscura Lena, anche solo portandola al cinema a mangiare pop corn con scaglie cioccolato.
Forse il fatto che descriva uno dei compiti universali dello sviluppo, ovvero il tentativo di acquistare una propria identità. Sia che tu sia una strega potentissima come Lena, sia che tu sia un ragazzo all’apparenza normale come Ethan, insomma, ognuno di noi, a suo modo, è costretto ad accettarsi per quello che è, fino ad arrivare ad amare la propria diversità.
Forse mi ha affascinato anche il dramma di Lena: dover per forza essere scelta, il giorno del suo sedicesimo compleanno, dal bene o dal male. Infatti una strega (della sua famiglia) non può, come noi umani, percorrere volontariamente la strada del buio o della luce, agire virtuosamente o viziosamente. Lei verrà condannata, a seconda di quale sia la sua vera natura. Lena vive nel terrore di diventare ciò che non vuole essere, solo perché in profondità lo è.

Licantropi:

Shiver di Maggie Stiefvater

0545123267.01.LZZZZZZZ
Per concludere la mia esperienza sul genere Urban Fantasy (ne ho letti altri, ma proprio non valevano la pena di essere recensiti) parliamo di licantropi. Ovvero uomini-lupo. Il licantropismo in realtà nasce da rara sindrome psichiatrica che induce chi ne è affetto a credere di potersi trasformare in un animale, ad imitare quindi i versi delle bestie, come gli ululati dei lupi. Esso può degenerare perfino, negli stati più gravi, nel desiderio di cibarsi di carne umana.
Detto questo Shiver è una classica storia d’amore fantasy. Grace protegge i lupi della foresta dietro casa sua, Sam vive d’estate come un normalissimo umano e d’inverno come un lupo dai magnetici occhi gialli.
A seguito di uno scabroso omicidio i due inizieranno a prendersi cura l’uno dell’altra, a proteggersi a vicenda. Come una normale coppia, alla fine.

Per rispondere al quesito iniziale suggerirei: prima bisogna leggere, poi si può giudicare (ma non “50 Sfumature di Grigio”, quello non leggetelo e basta, fidatevi).
Ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma oggettivamente è un genere più indicato per il sesso femminile (è pregiudizio comune che le storie romantiche siano prerogativa di noi donne, no?) e che si presta più volentieri ad una fascia d’età adolescenziale (il più delle volte proprio a causa dell’età stessa dei protagonisti). Questo ne fa un genere minore?

A voi la sentenza finale!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...