Dracula – Bram Stoker

Ci sono libri che nascono per essere letti in una determinata epoca, scritti per sorprendere, stupire e rinnovare. Magari questi libri hanno anche un gran successo, si diffondono a macchia d’olio e vengono letti da un gran numero di persone. Poi forse uno di questi libri sopravvive allo scorrere del tempo e non viene letto solo da coloro per il quale era stato concepito, ma anche dai loro figli, dai loro nipoti, dai bisnipoti, ecc… fino ad entrare a far parte dell’immaginario collettivo. Non parlo solo di fama e successo. Parlo di arrivare al punto in cui tutti conoscono quel libro, pur non avendolo mai letto, pur non avendone mai visto nemmeno la copertina. “Beh, è un bene per il libro” direte voi. Ne siete sicuri? Chiedetelo al conte Dracula. Chiedetegli di tutte le rivisitazioni, le parodie, le versioni animate alle quali è stato sottoposto. Ovvio, non potrete mai farlo, ma se poteste sono sicuro che non sarebbe molto felice del trattamento ricevuto.  Perché dico questo? Molto semplice: quanti di voi pensano di conoscere i vampiri e quanti hanno letto “Dracula”? Non riesco a stimare le cifre, ma sono sicuro che il rapporto è di “molti a pochi”. Io facevo parte dei “molti” fino a qualche anno fa, quando, più per caso che per volontà, iniziai a leggere il romanzo di Stoker. Più pagine mi lasciavo alle spalle e più mi chiedevo: <<Ma dove sono i vampiri ?>>. Poi, ogni tanto, raramente, spuntava una scena e la mia reazione era “Ah, ecco il vampiro!”, ma devo ammettere che la maggior parte delle volte era “Ah, i vampiri possono fare questo?”. Già, i vampiri potevano fare anche quello e io non lo sapevo. Rimasi sorpreso. Positivamente sorpreso dalla figura che si stava delineando davanti ai miei occhi. La creatura descritta il questo romanzo era un vero e proprio Signore delle Tenebre e non uno di quei pallidi e rinsecchiti succhia-sangue che anni di film, cartoni animati e serie tv (ma anche altri libri… Qualcuno ha detto “vampiri che brillano”?) mi avevano proposto, convincendomi che i vampiri sono questi. Parafrasando lo spot che anticipava i film della Disney quando erano ancora distribuiti in VHS: non accettate i falsi, esigete sempre e solo vampiri originali Bram Stoker.

A parte gli scherzi, il mio scopo non è quello di sputare su qualsiasi cosa che parli di vampiri che non sia stata scritta da Stoker. Esistono film e libri ottimi basati su queste creature (non posso dire lo stesso delle serie tv, ma sono gusti personali), ma quello che voglio dire è che il successo di “Dracula” in un certo senso è stato anche la sua rovina(anche se è sbagliato parlare di rovina visto che questo è e rimarrà uno dei romanzi immortali). Tuttavia, la la fama, unita al fascino che questa figura suscitava e suscita ancora nelle persone,  ha reso il vampiro un ottimo soggetto da sfruttare per qualsiasi forma di intrattenimento, finché involontariamente, con il passare degli anni, si è giunti alla storpiatura, arrivando ai giorni nostri dove molte persone sanno chi è un vampiro, sanno chi è Dracula, ma non conoscono la vera natura di questo personaggio. Quando lessi il romanzo rimasi veramente sorpreso di essere così ignorante in materia, ma nella sorpresa si cela un primo grande pregio del libro. Come “Dracula” stupì (per ovvi motivi) nel 1897, quando venne pubblicato, così stupisce ai giorni nostri perché fa riscoprire la vera figura del conte Dracula, l’idea originale, della quale relativamente poche persone sono a conoscenza.

Torniamo, però, al romanzo vero e proprio. La prima cosa che balza all’occhio è questa: in un libro dal titolo “Dracula”, Dracula si vede pochissimo. Appare ogni tanto in qualche scena, ma non ha una presenza fissa nello svolgimento della trama. Tuttavia la sua figura è sempre presente. Dire che è sullo sfondo non è corretto perché è proprio la presenza del vampiro a causare tutti gli eventi che vengono narrati. L’idea è più quella di un insieme di personaggi legati tra loro da questo essere indefinito, misterioso, fugace. La scelta di Stoker è esemplare secondo me. A differenza di altri autori, che puntano ad inquietare il lettore attraverso la presenza fissa dell’elemento “sovrannaturale”, lui fa l’opposto: la paura deriva dalla “non-presenza”. Tu non hai paura perché conosci, ma hai paura perché vivi nel dubbio, costantemente in allerta, perché non conosci il tuo nemico e non sai in che forma e in che modo potrebbe apparire (e fidatevi, può apparire in tutti i modi, non solo come pipistrello). L’inquietudine affiora nel lettore grazie a questo semplice espediente: Dracula c’è e tu lo sai, ma non puoi sapere quando farà la sua apparizione. Anche il fatto di raccontare gli avvenimenti attraverso l’utilizzo di diari o lettere aiuta a creare questo clima di insicurezza e di incertezza.

Il romanzo risulta quindi lento, ma mai pesante. Lento perché introduce il lettore nel dubbio passo dopo passo, senza fretta, in modo che sia lo stesso lettore a porsi delle domande, prima che sia il libro a rispondere. Mai pesante perché questa lentezza è funzionale ad un disegno molto più grande che è quello di descrivere al lettore la figura di Dracula senza che questa appaia. Il concetto è strano, più facile a leggersi che a dirsi, ma questa è la sensazione che ho avuto. Il tutto è costruito come se Dracula venisse distillato a piccole gocce, avendo solo alla fine la certezza di trovarsi davanti a lui. In questo Stoker ha dimostrato sia una grande padronanza di linguaggio, sia un’incredibile capacità di costruire la storia a piccolissimi pass, fatti però al momento giusto.

Forse quello che ho scritto in questo articolo suonerà a chi non ha letto il libro come una grande cazzata. Spero di avere invece la conferma da chi il romanzo lo ha letto. Se non da tutti, da alcuni. Per chi non l’ha fatto, consiglio vivamente di rimediare. In mezzo a tanti nipoti, figliastri, copie e copie delle copie “Dracula” è ancora vivo. Anzi, non è mai stato così vivo dal 1897.

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